Fra i percorsi della Grande Guerra del 1915-18 visitabili nelle Dolomiti quello di Punta Serauta, nel gruppo della Marmolada, è uno degli itinerari meglio
ripristinati e conservati. Si tratta di un luogo carico di storia e di vicende vissute dagli Alpini italiani e dai soldati austriaci nelle difficili
condizioni imposte dalle alte quote della Marmolada.
Questo articolo racconta le vicende accadute nella zona per conquistare le importanti posizioni intorno al Passo Serauta.
La Punta Serauta è la cima di 2962 m che chiude il ghiacciaio della Marmolada nella sua estremità orientale ed è costituita da una lunga ed esposta cresta rocciosa che inizia presso l’omonimo passo, a 2950 m.

Il Passo Serauta, presso cui si trova la stazione della funivia Marmolada, con dietro la Punta Serauta
Il Passo Serauta e le cime circostanti sono stati teatro di cruente battaglie per il controllo dell’accesso al vallone di Antermoia che scende verso Malga Ciapela, dove si trovava un importante posto di comando italiano. Il passo si trova al margine sud orientale della lunga cresta dentata della Marmolada di Ombretta, costituita da ben 11 punte di oltre 3000 m che si origina dalla sommità del ghiacciaio di Punta Rocca.
Tale cresta è interrotta da un profondo intaglio che gli italiani avevano ribattezzato con il famoso nome di “Forcella a Vu”, mentre gli austriaci lo chiamavano “Postazione S”, forcella che separa la cresta della Marmolada di Ombretta dal più basso Monte Serauta a quota 3069 m. Alla fine del modesto pendio nord orientale di tale monte si trova il Passo Serauta, mentre a sud est la cresta scende alla Forcella Scésora e si eleva nuovamente di slancio a formare il verticale Piz Serauta.

Il Monte Serauta con la sua cresta nord-est, con a destra la “Forcella a Vu” visti dal ghiacciaio sottostante la cresta della Marmolada di Ombretta
La conquista del Passo Serauta, della "Forcella a Vu" e della famigerata quota 3153 m sulla cresta della Marmolada di Ombretta da parte dei soldati italiani è durata più di un anno. All’inizio della guerra sul fronte della Marmolada dal 27 maggio all'8 giugno 1915 gli italiani effettuarono ripetuti tentativi di aggirare il massiccio della Marmolada, venendo bloccati dalla resistenza austriaca dal Passo Fedaia al Passo Ombrettola. L'8 aprile del 1916 una pattuglia della 206° Compagnia Alpina Val Cordevole, comandata dal Ten. Giacomo Bargellesi, riesce ad occupare il Passo Serauta e la quota 3069 del Monte Serauta, resistendo alcuni giorni in buche nella neve. La posizione viene riconquistata dagli austriaci il 13 aprile, ma nuovamente il 30 aprile gli italiani riescono ad attrezzare con 800 m di corde fisse una difficile via di salita fino all'antecima del Piz Serauta, a quota 2978 m, portandovi una mitragliatrice e cogliendo di sorpresa gli austriaci. Conquistano così tutta la dorsale dalla cima del Monte Serauta alla Punta Serauta, compreso il passo, mentre gli austriaci si attestano nelle posizioni nella "Forcella a Vu" e sul prospiciente Sasso delle Undici, creando uno sbarramento di fuoco con pezzi di artiglieria leggera che costringe gli italiani ad una logorante guerra di posizione.

L’antecima di q. 2978 m su cui si attestarono gli italiani; a destra il Piz Serauta di q. 3035 m
Nei mesi successivi le truppe italiane del 51° e 52° Reggimento Fanteria, al comando del Colonnello Pepino Garibaldi della Brigata Alpi (nipote di Giuseppe Garibaldi), fortificano le postazioni e le trincee sul passo e lungo la dorsale sud-est della Punta Serauta, dando origine al percorso di guerra ancora oggi visibile. Mentre gli austriaci si attestano all’interno del ghiacciaio nella famosa “città di ghiaccio”, per gli italiani diviene prioritario riuscire a conquistare la "Forcella a Vu" e la soprastante quota 3153 m su cui è presente una postazione austriaca che li tiene sotto tiro. Per ottenere questo obiettivo nel settembre 1917 i soldati italiani scavano una galleria di 240 m lungo la spalla del Monte Serauta che punta direttamente verso la forcella. Durante lo scavo una squadra avanzata buca la parete di una caverna ricovero dei nemici, ricevendo una scarica di pallottole che uccide due minatori. Il foro viene richiuso e la galleria viene ancora utilizzata all’alba del 20 settembre, quando una squadra di assaltatori italiani entra nella caverna nemica e combatte nella semi oscurità per più di tre ore riuscendo infine ad occuparla.

La “Forcella a Vu” con a sinistra il Monte Serauta e a destra l’inizio della cresta della Marmolada di Ombretta, con visibile una caverna di una postazione austriaca.
Il giorno successivo vengono occupate altre due gallerie nemiche sulla forcella: quella orientale, presidiata da un ufficiale e 15 soldati, e quella occidentale, con un graduato e tre soldati, mentre gli austriaci si ritirano sulla parete ovest della forcella dove realizzano una galleria in direzione della grotta ovest per una contro mina con cui far saltare le posizioni italiane da poco conquistate. Il 26 settembre 1917 un’enorme esplosione sconquassa completamente la forcella, seppellendo il Ten. Flavio Rosso (Medaglia d'argento al Valor Militare) con 9 soldati del 51° Fanteria nella massa di rocce e ghiaccio proiettati nella grotta est e proiettando gli altri lungo il baratro sud sulla Val Ombretta. La mina non serve a fermare gli italiani che, grazie all’aiuto dell’artiglieria, obbligano gli austriaci a ritirarsi: dopo un anno e mezzo di combattimenti la Forcella a Vu è conquistata!

La lapide posta nel 2006 presso il Passo Serauta dalla città di Perugia a ricordo dei fanti periti nell’attacco alla “Forcella a Vu” del 26 settembre 1917
Agli italiani non resta ora che attaccare la postazione nemica a quota 3153 m, nel crepaccio fra la parete rocciosa e il ghiacciaio, per la cui conquista era in via di attuazione anche un avveniristico progetto di risalita della parete sud con un pallone aerostatico. L’attacco italiano avviene tramite una galleria scavata nel ghiaccio e nella notte del 24 ottobre 1917 una mina viene fatta esplodere per entrare nelle gallerie nemiche, ma senza successo. Infine il 31 ottobre otto Alpini della 206° Compagnia Val Cordevole guidati dal Serg. Giacomo dall’Osbel, provocati da cartelli austriaci sul ghiacciaio che inneggiano alla rotta di Caporetto, salgono sospesi nel vuoto lungo una cengia attraverso la difficilissima e verticale parete sud della Marmolada d’Ombretta, cogliendo di sorpresa i nemici e costringendoli alla resa senza alcuno spargimento di sangue. La posizione è presa, ma il 2 novembre viene abbandonata volontariamente dagli italiani: la disfatta di Caporetto avvenuta in quegli stessi giorni richiama i soldati italiani che hanno l’ordine di abbandonare le postazioni sul Serauta e ripiegare sul Monte Grappa. Termina così l’avventura italiana sul fronte della Marmolada.
Grazie all'impegno delle Brigate Alpine Tridentina e Cadore sono state riattivate e rese visitabili le postazioni in grotta italiane ed austriache sia della Punta Serauta che della Forcella a Vu. Nel 1993 è stato effettuato un tentativo di scavo per il recupero dei corpi o quanto meno delle piastrine di riconoscimento dei caduti nell’esplosione della Forcella a Vu, ma nella massa di detrito roccioso e ghiaccio fu trovato solo uno scudo per fuciliere, i resti di una baracca di legno e varie pallottole. Ma i corpi di quei valorosi soldati sono ancora là, sepolti sotto il detrito di rocce che ricopre la Forcella a Vu.